01/07/2019

L’«orco» del web e grandi domande

Fonte: RomaSette del 23/06/2019 - Rubrica Pieneta Giovani a cura di Tonino Cantelmi

Ecco un caso agghiacciante, come è stato definito dagli investigatori quando lo hanno svelato. Il caso coinvolge un adulto nel ruolo di orco, il web come strumento potente, tre ragazzine quali vittime della perversione dell’adulto e un lungo tempo, tre anni, nel quale nessuno dei genitori si accorge del dramma. Un 48enne, che si nascondeva sotto il profilo di Giulia, una inesistente ragazzina, cattiva, aggressiva, dominante e minacciosa, è riuscito a soggiogare altre ragazzine e ad abusarle.
Come? La falsa Giulia era riuscita a soggiogare le sue amiche, attraverso una chat istantanea e le ragazzine hanno mantenuto il terribile segreto per paura che Giulia, tramite la magia nera, facesse morire i loro genitori. «Hanno subito per anni e mantenuto segreti terribili – hanno spiegato gli inquirenti alla stampa – paradossalmente proprio per proteggere la famiglia». Era sempre dal profilo falso che ordinava alle tre di recarsi a casa sua, dove fingeva di essere a sua volta vittima delle pretese della teenager dominante e abusava delle giovani, filmando tutto. Rituali di una perversione prepotente e persistente. Il segreto è stato mantenuto per tre anni. Poi ha commesso un errore: alcune foto hard di una delle tre ragazzine abusate sono finite per errore su un profilo Instagram, e, quando in classe si è saputo, una coetanea ha riferito i suoi sospetti ad una insegnante, che ha reagito con coraggio denunciando tutto alla polizia. E i genitori? I genitori, invece, che direttamente o indirettamente conoscevano tutti l’arrestato, non si sarebbero accorti
di nulla fino alla fine. «Serve grande attenzione a tutti i social, compresi i servizi di messaggistica che troppo spesso non vengono visti come a rischio», ha detto il procuratore aggiunto Letizia Mannella, a capo del pool fasce debolì al cui ufficio hanno fatto riferimento i pm di Milano, i carabinieri di Lodi e la Polizia Postale, e che ha definito, appunto, il caso «agghiacciante». Qui il web non c’entra. È stato solo uno strumento potente con il quale una persona sadica e antisociale ha agganciato e soggiogato psicologicamente le ragazzine. E, potremmo dire paradossalmente, che non c’entra neanche il carnefice, vittima probabilmente di una patologia grave della personalità. Qui quello che colpisce e interroga è il fatto che per tre anni alcune ragazzine sono state in balia di un adulto e nessuno se n’è accorto, se non per un errore. È già successo, direte. Ma non deve succedere. Questo episodio, come altri simili, scoperchiano un problema: l’incredibile desertificazione delle relazioni tra adulti e bambini, due mondi sempre più separati e non comunicanti fra loro. Adulti disattenti, assenti, troppo concentrati sui loro problemi? Bambini e giovanissimi troppo immersi in tecnoreti autoreferenziate? Molte domande a cui dovremmo con coraggio rispondere.

 

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