22/01/2021

Percorsi vocazionali e omosessualità

Fonte: La Civiltà Cattolica del 19/06/2021

Papa Francesco, interrogato sul tema dell’omosessualità in ambito vocazionale, rimandava a tematiche trasversali e più ampie: «Nella formazione dobbiamo curare molto la maturità umana e affettiva […]. Quando non si cura il discernimento in tutto questo, i problemi crescono. […] Quella dell’omosessualità è una questione molto seria, che occorre discernere adeguatamente fin dall’inizio con i candidati, se è il caso. Dobbiamo essere esigenti» (La forza della vocazione. Intervista con Fernando Prado).

Questo libro intende affrontare questa tematica difficile e complessa, ma indispensabile. Nel farlo, Chiara D’Urbano, psicologa, psicoterapeuta e perito dei Tribunali del Vicariato di Roma, mette a confronto la ricerca psicologica con i documenti del Magistero sulla formazione integrale, entrando anche nel merito della questione degli abusi su minori compiuti da religiosi e del presunto legame con il celibato (cap. 4).

Riprendendo buona parte della letteratura scientifica in proposito, l’autrice mostra come la questione dell’orientamento sessuale giochi sempre un ruolo rilevante per la persona, ma che, per essere adeguatamente compresa nella sua complessità, richiede di essere considerata nella più generale dinamica della persona (cap. 1). In particolare, occorre considerare l’umore di fondo, il contesto delle relazioni, degli interessi, i desideri e le fantasie, la capacità di comprendere punti di vista differenti, il rapporto con l’autorità, con il denaro e, soprattutto, la capacità di riconoscere ambiti problematici o di fragilità, senza omettere di parlarne e mostrando la disponibilità a crescere, «aprendosi con fiducia a formatori, accompagnatori, persone competenti» (p. 180).

La persona risulterà tanto più integrata e matura quanto meno apparirà sbilanciata o ossessionata da uno solo di questi aspetti, a scapito degli altri. Alcuni di questi criteri vengono riconosciuti esplicitamente dalla ricerca psicologica. L’ultima edizione del Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali (DSM-5) menziona, tra le caratteristiche di una personalità sana, la capacità di «perseguire obiettivi esistenziali coerenti e significativi sia nel breve sia nel lungo periodo». Da qui le priorità che il formatore/formatrice deve tenere presenti, espresse da alcune domande di base: «La persona sta bene con se stessa? Ci sono aspetti di insoddisfazione, e quali? Come esprime il suo essere maschio e femmina?» (p. 32).

Affrontare questi interrogativi significa anche considerare altri aspetti importanti – oggetto dei capp. 2-3 –, più volte richiamati dai documenti del Magistero, come la capacità di vivere la solitudine, la responsabilità, il dominio di sé – in particolare circa l’ambito degli impulsi –, la disponibilità all’ascolto (non solo di chi suscita simpatia o consonanza di vedute), la gestione dello stress. Nessun formatore – e tantomeno lo psicologo – può stabilire se la persona abbia o meno la vocazione; può tuttavia riconoscere se la decisione di diventare sacerdote o religioso/a sia una via di fuga per coprire difficoltà nell’identità e nell’orientamento sessuale. La conoscenza di sé è un requisito fondamentale anche per la relazione con Dio, ed è su questo punto che le scienze umane possono offrire al formatore/formatrice, come pure al formando/a, un contributo prezioso.

Degna di nota è la postfazione di Tonino Cantelmi, presidente dell’Associazione italiana psicologi e psichiatri cattolici (Aippc), che riassume in maniera efficace la maggior parte degli interrogativi su questa tematica. Egli precisa anzitutto come l’accoglienza e l’attenzione all’altro/a richiedano la capacità di fare chiarezza su alcuni punti propri della vita comune, che nell’orientamento omosessuale possono diventare motivo di sofferenza o di difficoltà.


Articolo originale: https://www.laciviltacattolica.it/recensione/percorsi-vocazionali-e-omosessualita/