27/04/2022

Profughi con figli autistici,’qui chi ci aiuta?’

Fonte: www.americaoggi.us del 23/04/2022

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Mentre semina morte e distruzione, la guerra spezza routine. Tra i milioni di persone costrette alla fuga ce ne sono migliaia a cui questo cambiamento forzato, inatteso e repentino crea più problemi: bambini ma anche adulti con disturbi dello spettro autistico, per i quali le abitudini, i luoghi e i volti familiari sono essenziali per tenere a bada ansia e stress. Le loro famiglie devono trovare il modo di spiegargli perché sono andate via, perché padri e fratelli non sono con loro; non sanno come trovare supporto nelle città che le accolgono, se ci sono servizi per l’autismo e terapisti che parlano ucraino. A queste domande prova a rispondere il gruppo Facebook “Ukraine autism help”, a cui più di tremila persone si sono già iscritte in cerca di aiuto. Il gruppo è stato creato da Iryna Sergiyenko, direttrice di una fondazione che fino a due mesi fa gestiva un asilo per 30 bambini autistici a Kiev. Dal 24 febbraio quell’edificio color pesca è diventato un rifugio e un magazzino per stipare il cibo. Così Iryna – racconta il sito Spectrum dedicato all’autismo – ora cerca di aiutare le famiglie che si trovano in Paesi stranieri. Nel gruppo Facebook arrivano messaggi dalla Repubblica Ceca e dalla Germania, ma anche dal Canada e dagli Stati Uniti: si cercano informazioni sulla presenza di centri specializzati gratuiti, logopedisti, terapeuti e sui percorsi burocratici per averne accesso. C’è anche chi si offre di inviare giocattoli sensoriali e cuffie anti-rumore, e chi come Molly Ola Pinney, la fondatrice dell’organizzazione americana Global Autism Project, mette a disposizione alloggio, servizi e materiali nei 20 Stati in cui opera. L’associazione internazionale Autism-Europe raccoglie sul suo sito un elenco di enti che offrono aiuto alle famiglie ucraine con persone autistiche nei vari Paesi. Molte sono in Polonia, dove si concentra la maggioranza dei profughi, ma ci sono riferimenti dalla Lituania alla Spagna, dall’Irlanda al Portogallo. Tanti, però, gli Stati non ancora presenti. C’è insomma una mobilitazione dal basso che attraversa i confini, anche se non sembra sufficiente a rispondere ai bisogni. “Per molte famiglie ucraine sfollate, il trauma della guerra è stato amplificato dalla difficoltà di proteggere la sicurezza e il benessere dei propri figli con disturbi dello spettro autistico, per i quali la separazione dai familiari e dà insegnanti e terapisti di fiducia, la distruzione delle routine e la mancanza di beni di prima necessità può essere particolarmente devastante”, avverte la Società internazionale per la ricerca sull’autismo. Questi bambini, infatti, “sono più vulnerabili ai traumi, e i sentimenti di orrore e impotenza possono portarli a sviluppare problemi di salute mentale e medica di lunga durata”. Di fronte a quest’emergenza “facciamo quello che possiamo, ma sembra che non sia mai abbastanza”, dice Iryna. E mentre si prova a costruire una risposta, sono diverse le testimonianze di una regressione dei bambini, ad esempio nelle capacità verbali acquisite. “Chi ha una disabilità cognitiva vive davvero una doppia guerra”, è l’allarme dello psichiatra e psicoterapeuta Tonino Cantelmi, che ha lanciato un appello per il “duplice dramma che stanno vivendo bambini, adolescenti e anche adulti con autismo e disabilità cognitiva. Mentre sono stati portati in salvo i bambini oncologici e molti altri bambini, di questa popolazione affetta da disturbi del neurosviluppo, che viveva in strutture ucraine, abbiamo perso le tracce”.


Fonte: https://www.americaoggi.us/post/profughi-con-figli-autistici-qui-chi-ci-aiuta