27/06/2019

Tra efficienza, sostenibilità e princìpi umani la porta stretta della sanità cattolica

Fonte: Avvenire del 27 giugno 2019

di Graziella Melina

Conciliare alti livelli assistenziali e risorse economiche disponibili per chi opera nella sanità cattolica deve essere non solo possibile ma risulta addirittura indispensabile per non perdere di vista la propria ispirazione. Dopo il recente lancio all'Università Lateranense a Roma di un anno di processo sinodale della sanità cattolica promosso dall'Ufficio Cei per la pastorale della salute, i protagonisti del Sinodo lo ribadiscono con fermezza: “Solo l'attenzione ai nostri valori può davvero fare la differenza”.
Mantenere un adeguato ed efficiente livello gestionale, sottolinea Patrizia Scalabrin, direttore del Centro servizi Nazaret dell'Opera Santa Maria della Carità di Venezia, “significa avere anche il coraggio di fare quello che il mercato chiede. Ma all'interno di questo sistema solo i nostri valori possono permettere alle strutture di caratterizzarsi. Dobbiamo avere attenzione alla persona e nello stesso tempo essere efficienti, efficaci, capaci di fare bene quello che dobbiamo fare, organizzando al meglio le risorse che abbiamo a disposizione. Dobbiamo creare alleanze anche organizzative, condividendo il Know How”.  Dello stesso avviso anche Filippo Maria Boscia, presidente nazionale dell'Associazione medici cattolici italiani (Amci). “Bisogna perseguire non solo obiettivi di economicità – ribadisce - ma anche quelli riguardanti la vicinanza al malato. Molte strutture mirano a una efficienza clinica e a un perfezionamento delle apparecchiature, e invece dovrebbero porre maggiore attenzione all'efficacia delle cure e all'appropriatezza organizzativa e clinica, favorendo per esempio una ricerca di qualità, senza sanzionare i professionisti che non rispettano i limiti di spesa stabiliti”. Secondo l'Organizzazione mondiale della sanità, ricorda poi Tonino Cantelmi, presidente dell'Associazione italiana psicologi e psichiatri cattolici (Aippc), “in tutto il mondo, Italia compresa, il fardello maggiore per ogni Sistema sanitario sarà dato dai disturbi relativi alla salute mentale, e a questo bisogno la sanità cattolica dovrà saper rispondere”. Per riuscirci, è necessario “un incremento di reti sane in grado di favorire la buona crescita delle persone, di un salto in avanti di un sistema organizzativo e innovativo. Il nostro Sistema sanitario non è attrezzato per rispondere a questa vera emergenza”. La sostenibilità economica, precisa don Vincenzo Barbante, presidente della Fondazione Don Gnocchi di Milano “deve essere funzionale alla coerenza della missione. Quanto più riusciamo a essere capaci di mettere al centro la cura di persone, famiglie, operatori, volontari, tanto più riusciremo a mantenere il nostro elemento distintivo, ossia dare una risposta ai bisogni delle persone. Non possiamo ignorare che ci sono oltre 4 milioni di persone che hanno problemi di accessibilità al sistema sanitario e che moltissimi non riescono a pagare il ticket. Non possiamo non immaginare un futuro nel quale dobbiamo cercare di venire incontro a queste situazioni di grave disagio sociale”. Un limite però è “una certa autoreferenzialità dei nostri enti: se tentiamo di dare risposte da soli non ce la facciamo. È in discussione il futuro non soltanto della vita del singolo ente ma della presenza del sistema dell'assistenza alla persona da parte della comunità cristiana”.

 

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