08/12/2017

Mente analogica VS mente digitale. La psicologia dell'uomo tecnoliquido

Intervento del prof. Tonino Cantelmi al convegno del 2 Dicembre 2017

Mente analogica VS mente digitale. La psicologia dell'uomo tecnoliquido

Intervento del prof. Tonino Cantelmi al convegno del 2 Dicembre La Chiesa Italiana e la Salute Mentale. Cultura del provvisorio, scarti e nuovi poveri: il disagio psichico al tempo della tecnoliquidità. L’ibridazione uomo-macchina sta già avvenendo tanto da domandarci: cosa rende umano un essere umano? Cosa resta dell’umanità? Esiste un limite invalicabile? Secondo molti – ha affermato Cantelmi – siamo alle soglie di una mutazione antropologica che riguarda il sistema cervello-mente. La mente tecnoliquida, dove tecnoliquido significa l’abbraccio fra il paradigma della liquidità e la grande rivoluzione digitale”. “La rivoluzione digitale – ha notato – si sta compiendo. Non è semplicemente un fatto di dati ma è un fatto del sistema cervello-mente. La tecnologia – ha rilevato – non è più uno strumento ma è una dimensione esistenziale, un prolungamento della realtà, una parte di noi stessi”. Per cui, “oggi ci poniamo questa domanda fondamentale: Che cos’è reale e cos’è virtuale? Per i nostri bambini la distinzione tra reale e virtuale è fittizia, non ha più senso”. Il docente ha poi parlato dei “tre elementi costitutivi della spinta psicosociale nella postmodernità tecnoliquida”. Il primo è la “velocità”, “che non è più un lusso ma una dimensione antropologica ineludibile. O siamo veloci o non siamo”. Dunque, “l’esperienza non è più collocata nella dimensione spazio-tempo come noi ‘analogici’ siamo abituati a pensare ma in un cervello ‘digitale’ l’esperienza è collocata in una dimensione spazio-velocità”. “Tutto è velocissimo: l’amore, l’amicizia. Tutto – ha osservato – è consumato velocemente”. Il secondo elemento è la “tecnomediazione della relazione”, è la “rivoluzione dei social”. “Tutto è tecnomediato nella relazione”, ha spiegato Cantelmi, evidenziando come “i nostri bimbi sono abituati fin da piccoli”. Infine, “l’estremo narcisismo digitale dove la cosa importante è raccogliere ‘like’ o visualizzazioni per incrementare la reputazione online”. Lo psichiatra ha sottolineato come “in realtà il sistema cervello-mente si sta già adattando alla tecnologia. La rivoluzione digitale sostituisce completamente l’uomo in molte cose e forse ci può sostituire perfino nel pensare e nel provare emozioni”. “Il mondo digitale eliminerà il cervello ‘analogico’? Ci adatteremo all’impatto del digitale?”, ha chiesto Cantelmi. “Il tema dell’umano – ha concluso – penso sia rintracciabile nella possibilità che abbiamo di fare incontri autentici e nella ricostruzione delle relazioni. L’irriducibile bisogno che abbiamo di incontri autentici non sarà soppresso dal passaggio dal cervello ‘analogico’ a quello ‘digitale’. Anzi, questa sarà la consegna che noi generazione ‘analogica’ presto estinta faremo al mondo ‘digitale’”. Roma 2 dicembre 2017 - Iniziativa promossa da Ufficio Nazionale CEI per la pastorale della salute, con la collaborazione di AIPPC

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No allo stigma

Conclusioni del Prof. Tonino Cantelmi al al convegno del 2 Dicembre La Chiesa Italiana e la Salute Mentale. Cultura del provvisorio, scarti e nuovi poveri: il disagio psichico al tempo della tecnoliquidità. “Le Chiese italiane fanno tantissimo, fanno rete, ma occorre fare un passo avanti: che le comunità abbiano come progetto e obiettivo l’abbattimento dello stigma. È la frontiera da raggiungere”. Lo ha detto Tonino Cantelmi, docente di Cyberpsicologia all’Università Europea di Roma, nel suo intervento, questo pomeriggio, in cui ha tracciato le conclusioni del convegno “La Chiesa e la salute mentale. Cultura del provvisorio, scarti e nuovi poveri: il disagio psichico al tempo della tecnoliquidità”, organizzato, a Roma, dall’Ufficio nazionale per la pastorale della salute della Cei e dal Tavolo nazionale per la salute mentale, in collaborazione con l’Aippc. “Se c’è una cosa che impedisce nel 2017 ai pazienti psichiatrici di accedere alle cure è proprio lo stigma – ha sottolineato lo psichiatra -. Superarlo credo che sarebbe la svolta di tante realtà difficili, perché è un ostacolo all’accoglienza”. Di fronte ai problemi di salute mentale dei figli, spiega Cantelmi, “la vita di una famiglia si isola sempre di più, perché le nostre comunità ancora non sanno accogliere una persona strana, bizzarra”. Ecco, dunque, la sfida: “Elaborare progetti, piani pastorali sul tema della rottura dello stigma e della vera accoglienza”. Fonte Sir