27/11/2010

Come educare alla fede cristiana nell’era di Internet? - ZENIT.org

Come promuovere un’educazione alla fede cristiana nell’era di Internet? E’ la domanda a cui ha cercato di rispondere un convegno promosso questo giovedì a Roma dalla Pontificia Facoltà Teologica “San Bonaventura-Seraphicum”. Nell'articolo le risposte di padre Domenico Paoletti, di padre Jerzy Norel, di prof. Tonino Cantelmi, del priore Enzo Bianchi, del prof. Orlando Todisco

ROMA, venerdì, 26 novembre 2010 (ZENIT.org) L’incontro, sul tema “L’educazione alla fede cristiana nell’epoca di Internet – La pedagogia di Gesù e il percorso francescano”, ha constatato che nella società di oggi si nasce meno cristiani, si cresce in realtà sempre più virtuali e l’educazione alla fede diviene una vera e propria sfida educativa. L’iniziativa, ha spiegato il Preside della Facoltà, padre Domenico Paoletti, dinanzi a un folto pubblico e a padre Jerzy Norel, Vicario Generale dell’Ordine dei Frati Minori Conventuali, “ha voluto dare un contributo a un tema particolarmente delicato come quello dell’educazione alla fede in un’epoca caratterizzata non solo dalla crescente secolarizzazione ma anche da un sistema comunicativo che ha modificato radicalmente i tradizionali rapporti interpersonali, creando un enorme divario tra generazioni”, ricorda un comunicato diffuso dopo l’incontro. Il primo problema è proprio la differenza generazionale, ha sottolineato il professor Tonino Cantelmi, presidente dell’Associazione Italiana Psicologi e Psichiatri Cattolici e docente di Psicopatologia presso la Pontificia Università Gregoriana e di Psichiatria all’Ateneo Pontificio “Regina Apostolorum”, intervenuto sul tema “Educazione ai tempi di Internet: nodi e snodi dell’emergenza educativa”. Prof. Tonino Cantelmi (foto: Tonino Cantelmi, 2010) “I giovani nati tra la fine degli anni ’90 e i primi del 2000 appartengono alla cosiddetta fascia dei ‘nativi digitali’, caratterizzata essenzialmente da rapporti che accantonano il faccia a faccia per ricorrere a quelli tecno-mediati”, spiega il comunicato. Questo elemento “porta a far prevalere i bisogni individuali a scapito dell’empatia, a rappresentare le emozioni invece che viverle, a modificare i classici percorsi dell’apprendimento scalzati dai concetti di multitasking, ipertestualità e interattività”. Per il professor Cantelmi, si giunge “a un marcato narcisismo facilmente verificabile nei profili dei social network come Facebook, espressione dei nuovi rapporti virtuali dove spesso non c’è una identità definita ma la possibilità di inventare ogni giorno una nuova immagine di sé”. Anche questo “finisce per rappresentare un ostacolo per l’educazione alla fede, non certamente per i mezzi in sé quanto per un contesto sociale ed educativo profondamente modificato che vede gli educatori per eccellenza – famiglia, scuola e anche la Chiesa – in evidente difficoltà”. In questo contesto si inserisce l’invito di Enzo Bianchi, priore della comunità monastica di Bose, “a ricorrere alla pedagogia di Gesù, centrata sull’incontro e la comunicazione diretta con l’altro, sulla credibilità e affidabilità, sulla capacità di ascolto come presupposto di ogni dialogo, anche per la Chiesa”. “E poi è necessario il dono della presenza, abbiamo ridotto la nuova evangelizzazione a una moltiplicazione delle parole e dei messaggi”, ha aggiunto Bianchi nella sua relazione, su “La pedagogia di Gesù nell’educazione alla fede”. “I mass media sono efficaci se c’è anche la presenza, solo in questo modo può esserci trasmissione della fede”. Da qui l’invito rivolto proprio ai francescani a “riproporre, sulla nuova strada cristiana tracciata da San Francesco, una grammatica umana, la grammatica di Gesù attraverso cui possiamo conoscere Dio”. Su questa necessità di un ripensamento del soggetto e della sua consapevolezza è intervenuto il professor Orlando Todisco, docente di Filosofia Francescana al Seraphicum e di Storia della Filosofia Medievale all’Università di Cassino, che nel suo intervento – sul tema “L’educazione alla fede in una facoltà teologica francescana” – ha ribadito che la “propria soggettività è frutto di un pensiero e di una creatività del tutto gratuiti” e che “l’ottica francescana esalta l’io pensato e creato a immagine e somiglianza di Dio”. Il convegno è stato moderato dal professor Giovanni Iammarrone, docente di Teologia Dogmatica e Cristologia Francescana al Seraphicum. L’incontro, ha sottolineato il Preside del San Bonaventura, “oltre a porsi in piena sintonia con gli orientamenti pastorali della Conferenza Episcopale Italiana per questo decennio, intende offrire un contributo di matrice francescana al dibattito in corso, cogliendo appieno il messaggio del Santo Padre sulle sfide educative che ci troviamo dinanzi, ancor più oggi in presenza delle profonde trasformazioni prodotte dalla rivoluzione digitale”. Fonte: Zenit.org